giovedì 10 maggio 2012

L'assemblea dei "rain dogs"...

L’omaggio a uno dei più grandi e singolari musicisti americani, Tom Waits, su grande richiesta dello Zig Zag Social Club sarà sabato 19 maggio, a partire dalle 17.30 e prevede un excursus critico e biografico con l’aiuto dell’inedita formazione formata da Roberto Rossi (chitarra), Gabriele Paludetto (chitarra) e Paolo Ronchetti (voce e chitarra). La storia di Tom Waits comincia come una propaggine della Beat Generation: una vita raminga tra motel da quattro soldi (il Tropicana, a Los Angeles, entrerà in tantissime sue canzoni), compagnie pericolose (il triangolo con Chuck E. Weiss e Rickie Lee Jones farà epoca), alcool, tabacco, vecchie automobili prese in prestito. Un paesaggio che Charles Bukowksi ha raccontato un'infinità di volte in forma di prosa, di poesia e con la sua stessa vita. Tom Waits ha cominciato ad elaborarlo in magnifiche canzoni nel 1973, l'anno di Closing Time, il suo debutto. Tom Waits è già un cliché: un pianoforte di traverso, un portacenere zeppo di mozziconi e un’ultima canzone da suonare dopo il closing time, l'orario di chiusura. E’ soltanto l'inizio: a scadenza regolare (sarà eccentrico fin quanto si vuole, ma è sempre stato puntuale all'appuntamento con i suoi dischi) arriveranno The Heart Of Saturday Night (1974), Nighthawks At The Diner (1975), Small Change (1976), Foreign Affairs (1977, con una splendida celebrazione della Beat Generation in Jack & Neal, ovviamente dedicata a Jack Kerouac e al suo alter ego, Neal Cassady) fino al romanticissimo capolavoro di Blue Valentine (1978) e Heartattack And Vine (1980). E’ proprio quando Tom Waits verrà identificato con il cantautore delle ore piccole, il pianista che ha sempre una canzone per i nottambuli e per i vagabondi nati per correre che cominciano i fuochi d'artificio. Prima si dedica al cinema e alle colonne sonore, prendendo le distanze da un business (quello discografico) sempre più ottuso e poi si conferma grande inventore di suoni e di atmosfere. Arrivano percussioni esoteriche, le fisarmoniche dei Los Lobos, la chitarra di Keith Richards: Swordfishtrombones (1983) con quelle atmosfere felliniane e quei suoni scarnificati e poi Rain Dogs (1985) il capolavoro assoluto che gli spalanca le strade verso altri suoni e nuove idee. Eccentrico, pungente, ironico, romantico. Unico.

Nowhere to run ain't got nowhere to go...





“Sedersi sperando che un giorno, in qualche modo, qualcuno aggiusti le cose, è come sfamare un coccodrillo pregando che ti mangi per ultimo, ma alla fine ti mangerà”: c’è tutta la storia dell’America dei suoi glory days in questa frase e il ritratto organizzato da Fabio Cerbone per lo Zig Zag Social Club è stato molto equilibrato nel raccontare il contesto in cui le forme politiche ed economiche promosse da Ronald Reagan hanno preso forma, si sono sviluppate e poi si sono risolte in tutte le loro (tante) contraddizioni. Con il contributo dei Gobar (Cristina Gambalonga, Renato Pacchioni e Paolo Ronchetti) ci ha riportato agli esordi di Madonna e ad American Psycho di Bret Easton Ellis e, Time After Time come direbbe Cindy Lauper (anche lei opportunamente ripescata) fino al Bruce Springsteen di Born In The USA che ha chiuso un'era e, insieme, la puntata reaganiana dello Zig Zag Social Club, qui immortalata dalle fotografie di Elena Barusco.

domenica 29 aprile 2012

The blues of a man...

Ormai uno dei più affermati bluesman nostrani, Francesco Piu torna, ancora una volta graditissimo ospite a presentare il suo nuovo disco, Ma-moo Tones (Groove Company/Venus) sabato 5 maggio, come sempre a partire dalle ore 17.30. Ma-moo Tones, simpatica contrazione nata dall’incrocio tra le origini sarde di Francesco Piu (i mamutones sono maschere tradizionizonali tipiche del carnevale dell’isola) e le sue passioni afroamericane, è un disco che celebra la maturità di un musicista capace di fondere una tecnica chitarristica cristallina a un’inesauribile voglia di sperimentazione e di ricerca. Tanto è vero che Ma-moo Tones è stato prodotto da uno dei più importanti bluesman internazionali, Eric Bibb, che ha seguito tutta la gestazione del lavoro. Dal canto suo Francesco Piu si è distinto nella scrittura di canzoni originali (aiutato da Daniele Tenca) che non hanno nulla da invidiare ai classici che, una volta di più, ha mostrato di conoscere in modo approfondito. Le interpretazioni delle radici musicali che vanno da Blind Willie Johnson (Soul of a Man) a Jimi Hendrix (Third Stone From The Sun) elevano la qualità di Ma-moo Tones e mostrano un musicista in grado di confrontarsi senza timori reverenziali e con una generosità nelle idee e delle loro esecuzione di rara bellezza. Un appuntamento da non perdere!

Shake and feeling for the blues...






Grande performance di Little Paul Venturi che ha ipnotizzato lo Zig Zag Social Club con i suoi blues intensi e scorticati: da Rollin' And Tumblin' a You Gotta Move fino alle sue (belle) composizioni, l'atmosfera si è surriscaldata, tanto che ad un certo punto sembrava di essere in un juke-joint del Delta. Non servono altre parole: la carica di Little Paul Venturi, il suo immedesimarsi nelle canzoni, il groove incessante, per quanto minimale, con cui ha trascinato tutto lo Zig Zag Social Club hanno meritato senza dubbio tutti gli applausi (nonché il brindisi finale, con il blues nostrano di un ottimo pinot nero).

giovedì 19 aprile 2012

Benvenuti nel futuro: l'America di Ronald Reagan...

La presentazione del libro di Fabio Cerbone Ronald Reagan. Born In The USA (Bevivino Editore, collana I Cattivi, 15 pagine, 9 euro) prevista per sabato 28 aprile, a partire dalle ore 17.30 a Zig Zag (via Libertà, 10, San Donato Milanese, Mi, 025272125) sarà l’occasione per riscoprire e rileggere una delle figure più importanti del ventesimo secolo. Insediandosi alla Casa Bianca nel gennaio del 1981 e per due mandati consecutivi condurrà gli Stati Uniti verso il tramonto della guerra fredda e nel mezzo di questo lungo percorso Fabio Cerbone evidenzia uno dei suoi profili più significativi essendo stato un’icona pop a tutti gli effetti. Negli anni di Madonna e Michael Jackson, di Rambo e Ritorno al futuro, degli yuppie alla conquista di Wall Street e dei videoclip a ruota libera su MTV, la sua figura ha reinventato la politica della comunicazione e la comunicazione della politica attraverso l’empatia con l’elettore, influenzando tutti i suoi successori, e i suoi emuli. Un attore mediocre può diventare un grande presidente? Ronald Reagan, pur con tutte le sue contraddizioni, lo è stato, riuscendo a cogliere gli istinti e i segnali dalla nazione e dal mondo. Ha trasformato in un “sogno” da piccolo schermo gli ideali della nuova economia americana, sfruttando l’oratoria e l’immagine dell’uomo comune. Quello che per molti diventerà il “grande comunicatore” avrebbe vinto le sue battaglie, ma a quale prezzo? L’agile ed equilibrato volume di Fabio Cerbone cerca di rispondere a quella domanda, per nulla retorica e durante la presentazione sarà coadiuvato dalla colonna sonora portante di quegli anni, rivista in chiave unplugged dai Gobar (Cristina Gambalonga, voce; Renato Pacchioni, chitarra e voce; Paolo Ronchetti, chitarra e voce) che interpreteranno canzoni di Madonna, Michael Jackson, Prince, Cindy Lauper e Bruce Springsteen.

venerdì 13 aprile 2012

Little Paul Venturi a Zig Zag

Per festeggiare l’uscita del numero cinquanta di Vento largo, la newsletter (gratuita) di Zig Zag dedicata alle uscite discografiche ed editoriali, sabato 21 aprile, a partire dalle 17.30, proprio a Zig Zag (via Libertà, 10, San Donato Milanese, 02/5272125) Little Paul Venturi sarà protagonista di un incontro tutto dedicato al blues. Chitarrista di impostazione classica, scova ben presto nel blues la sua vera vocazione. Dopo uno studio rigoroso e scientifico delle più antiche sonorità del Delta, prende ad esibirsi con un discreto successo nei locali e clubs della provincia. Nel 2004, con lo pseudonimo Cherry Red incide il suo primo singolo Serenase Blues e nel 2007 compie il passo più importante, quando intraprende un viaggio americano che tocca Memphis, Clarksdale e Holly Springs, dove trova l’ispirazione per scrivere molte delle canzoni contenute nel suo primo disco. Shake And Fear Bues rappresenta un documento importante, colmo di raffinatezza ed intensità espressiva.
Il frequente utilizzo del falsetto, il sensuale vibrare della slide sulle sei corde e le liriche crude e spontanee rendono Little Paul Venturi (www.littlepaulventuri.com) uno dei più originali e bizzarri esponenti del blues in Italia. Non a caso, l’evento è organizzato con la collaborazione della rivista Il Blues, da oltre trent’anni la più autorevole fonte d’informazione dedicata alla musica afroamericana che fin dall’inizio ha seguito l’evoluzione di Little Paul Venturi. 

mercoledì 4 aprile 2012

Give The People What They Want...






Una lezione concisa, brillante e puntuale, as usual, quella di Mauro Zambellini sui Kinks. Passati in rassegna dagli esordi, quando impararono a scoprire il rock'n'roll attraverso Chuck Berry e Little Richard e il riff epocale di You Really Got Me  fino alle evoluzioni più complesse, i Kinks si sono rivelati un gruppo in costante evoluzione. Tante furono le fantasie di Ray Davies che concepirono Arthur Or The Decline And Fall Of British Empire, con ogni probabilità la rock'n'roll opera che avrebbe inaugurato il tempo di Tommy (e poi Quadrophenia) per gli Who e di The Rise And Fall Of Ziggy Stardust  per David Bowie. Anche in questo, i Kinks fregarono tutti sul fotofinish, anticipando i tempi e poi provando a ripetere l'exploit di Arthur, ma non era quello che si aspettava da loro. Questa è la legge: dare alla gente quello che vuole. Canzoni per divertirsi, chitarre per saltare sulla sedia, concerti dove poter sbraitare e sbracciarsi. Ragazzi della vecchia scuola dei duri (prima regola se sei su un palco: guarda avanti e tira dritto: seconda regola: non farti tirare giù) i Kinks infilarono un altro clamoroso hit (Lola) e cominciarono a diventare uno dei rock'n'roll show più frequentati degli anni Settanta che li vedono divisi esattamente tra i palchi (americani, soprattutto), la composizione di colonne sonore (per Ray Davies) e almeno tre album, tra i tanti, ancora degni di nota: Sleepwalker, Misfits  e Low Budget. Poi poco prima che la decade finisca giunge già il momento delle celebrazioni: i Jam di Paul Weller firmano una splendida versione di David Watts, i Pretenders di Chrissie Hinde (che poi si sposerà persino Ray Davies) filano in classifica con la loro interpretazione di Stop Your Sobbing e chi non conosce la versione di You Really Got Me  dei Van Halen, che inaugurò l'estro del buon vecchio Eddie deve aver sbagliato giornale, o forse pianeta. Loro, i Kinks, chiusero l'epoca degli anni Settanta come si faceva una volta, con un bel doppio dal vivo, ovvero One For The Road. Titolo che dice tutto e disco che funziona anche a distanza di vent'anni. C'è stato spazio anche per raccontare le ristampe e le edizioni speciali con tanto di bonus tracks, outtakes, alternate takes e tutte le delizie che fanno la gioia dei collezionisti, dei fans e di chi ogni tanto se ne va in cerca tutto il giorno e tutta la notte di quella rock'n'roll fantasy  inventata dai Kinks. Finale molto "kinky", con un'aggiunta gastronomica di tutto riguardo alla consueta delizia enologica dello Zig Zag Social Club. Grazie a Mauro (Zambellini) e grazie a Elena per le fotografie e per le fette di salame precise come il riff di You Really Got Me.