
giovedì 10 maggio 2012
L'assemblea dei "rain dogs"...

Nowhere to run ain't got nowhere to go...





domenica 29 aprile 2012
The blues of a man...

Shake and feeling for the blues...






giovedì 19 aprile 2012
Benvenuti nel futuro: l'America di Ronald Reagan...
venerdì 13 aprile 2012
Little Paul Venturi a Zig Zag
mercoledì 4 aprile 2012
Give The People What They Want...





Una lezione concisa, brillante e puntuale, as usual, quella di Mauro Zambellini sui Kinks. Passati in rassegna dagli esordi, quando impararono a scoprire il rock'n'roll attraverso Chuck Berry e Little Richard e il riff epocale di You Really Got Me fino alle evoluzioni più complesse, i Kinks si sono rivelati un gruppo in costante evoluzione. Tante furono le fantasie di Ray Davies che concepirono Arthur Or The Decline And Fall Of British Empire, con ogni probabilità la rock'n'roll opera che avrebbe inaugurato il tempo di Tommy (e poi Quadrophenia) per gli Who e di The Rise And Fall Of Ziggy Stardust per David Bowie. Anche in questo, i Kinks fregarono tutti sul fotofinish, anticipando i tempi e poi provando a ripetere l'exploit di Arthur, ma non era quello che si aspettava da loro. Questa è la legge: dare alla gente quello che vuole. Canzoni per divertirsi, chitarre per saltare sulla sedia, concerti dove poter sbraitare e sbracciarsi. Ragazzi della vecchia scuola dei duri (prima regola se sei su un palco: guarda avanti e tira dritto: seconda regola: non farti tirare giù) i Kinks infilarono un altro clamoroso hit (Lola) e cominciarono a diventare uno dei rock'n'roll show più frequentati degli anni Settanta che li vedono divisi esattamente tra i palchi (americani, soprattutto), la composizione di colonne sonore (per Ray Davies) e almeno tre album, tra i tanti, ancora degni di nota: Sleepwalker, Misfits e Low Budget. Poi poco prima che la decade finisca giunge già il momento delle celebrazioni: i Jam di Paul Weller firmano una splendida versione di David Watts, i Pretenders di Chrissie Hinde (che poi si sposerà persino Ray Davies) filano in classifica con la loro interpretazione di Stop Your Sobbing e chi non conosce la versione di You Really Got Me dei Van Halen, che inaugurò l'estro del buon vecchio Eddie deve aver sbagliato giornale, o forse pianeta. Loro, i Kinks, chiusero l'epoca degli anni Settanta come si faceva una volta, con un bel doppio dal vivo, ovvero One For The Road. Titolo che dice tutto e disco che funziona anche a distanza di vent'anni. C'è stato spazio anche per raccontare le ristampe e le edizioni speciali con tanto di bonus tracks, outtakes, alternate takes e tutte le delizie che fanno la gioia dei collezionisti, dei fans e di chi ogni tanto se ne va in cerca tutto il giorno e tutta la notte di quella rock'n'roll fantasy inventata dai Kinks. Finale molto "kinky", con un'aggiunta gastronomica di tutto riguardo alla consueta delizia enologica dello Zig Zag Social Club. Grazie a Mauro (Zambellini) e grazie a Elena per le fotografie e per le fette di salame precise come il riff di You Really Got Me.

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